La Commissione europea sta vagliando ogni strumento a sua disposizione sul caso Biennale di Venezia, dopo la decisione degli organizzatori di invitare la Russia a riaprire il proprio padiglione nazionale. A dirlo è stato il commissario europeo alla Cultura e allo Sport, il maltese Ian Micallef, intervenendo in conferenza stampa al termine del Consiglio Cultura e Sport a Bruxelles. Il “caso Biennale” è stato uno dei temi al centro del dibattito tra i ministri della Cultura dei 27 a Bruxelles.

La decisione della Fondazione Biennale di consentire la riapertura del padiglione della Russia era stata già giudicata da Bruxelles “totalmente incompatibile con la posizione dell’Unione europea”, spingendo l’Agenzia UE per l’istruzione e la cultura a notificare agli organizzatori l’intenzione di sospendere un contributo da 2 milioni di euro se la decisione non verrà rivista.

“Posso confermare che abbiamo ricevuto una comunicazione” dalla Biennale e “che ci sono delle comunicazioni in corso ma ogni scambio con le parti, istituzionali o stakeholder, resta confidenziale”, ha affermato Micallef. “Sugli strumenti che abbiamo a disposizione, noi useremo ogni leva che abbiamo, anche al di là del settore della cultura”, ha aggiunto il commissario UE interpellato sul caso della Biennale e sul fatto che, al di là del possibile stop ai fondi comunitari, si configuri anche una violazione delle sanzioni anti-russe.

Il commissario europeo ha poi precisato che l’UE, in buon fede, non può “sostenere finanziariamente e con i soldi dei contribuenti un’organizzazione che invita e riabilita gli aggressori, normalizzando cosa sta accadendo in Ucraina”.

Micallef ha affermato di aver apprezzato “la chiara posizione del ministro Giuli” sul caso, anche tramite la sua decisione di non prendere parte all’inaugurazione della kermesse lo scorso 9 maggio. “Noto con rammarico che questa non è stata la posizione di altri ministri del governo italiano”, ha tuttavia ammesso Micallef.

Nel corso dell’incontro, la presidenza cipriota, rappresentata dalla ministra Vasiliki Kassianidou, ha sottolineato come alla riunione dei 27 sia stato “abbastanza chiaro che gli Stati membri hanno condannato la decisione della Biennale”.

Secondo quanto riportato da Euronews, durane un’accesa discussione avvenuta durante il Consiglio UE a Bruxelles, quattordici ministri su 27 hanno criticato la riapertura del padiglione russo alla Biennale di Venezia, senza tuttavia esprimersi direttamente contro l’Italia, rappresentata dal ministro Giuli. Inoltre, molti ministri avrebbero anche espresso sostegno alla decisione della Commissione europea di congelare un finanziamento di 2 milioni di euro alla Fondazione Biennale per aver consentito la partecipazione della Russia.

A sollevare la questione è stata la ministra della Cultura lettone Agnese Lāce, che avrebbe chiesto di impedire quella che ha definito “la strumentalizzazione delle istituzioni culturali da parte della Russia”.

Scontro sulla Biennale, per Bruxelles invito alla Russia “totalmente incompatibile con la posizione dell’UE”

Un caso “geopolitico”

La Commissione europea e la presidenza cipriota di turno del Consiglio dell’UE hanno chiesto di congelare i finanziamenti destinati alla Biennale di Venezia e di dirottare le risorse verso la ricostruzione dell’Ucraina.

Bruxelles ha criticato con durezza la scelta della Biennale di consentire alla Russia di riaprire il proprio padiglione nazionale, sostenendo che la cultura “non dovrebbe mai essere usata come piattaforma di propaganda”. Secondo l’esecutivo europeo, lo spazio russo rischia di trasformarsi in una vetrina per personalità che hanno sostenuto o giustificato l’aggressione militare contro l’Ucraina.

Già ad aprile, la Commissione aveva avviato la procedura per interrompere il finanziamento europeo, notificando alla Fondazione Biennale una possibile violazione delle condizioni legate alla sovvenzione. In assenza di misure correttive, il procedimento potrebbe sfociare nella sospensione o nella revoca definitiva dei fondi.

La Fondazione, dal canto suo, rivendica l’autonomia della manifestazione e sostiene che la Biennale debba restare “un luogo di dialogo, apertura e libertà artistica”. Secondo questa linea, l’organizzazione non avrebbe titolo per escludere unilateralmente un Paese dalla partecipazione, dal momento che ogni Stato riconosciuto dalla Repubblica italiana può presentare richiesta per prendere parte alla mostra.

La Russia dispone inoltre di un padiglione permanente nell’area espositiva e, in base al regolamento, può decidere autonomamente se partecipare alle singole edizioni della Biennale di Venezia. L’ultima presenza russa risaliva al 2019: nel 2022 gli artisti selezionati si erano ritirati dopo l’invasione dell’Ucraina, mentre nel 2024 Mosca non aveva presentato un proprio progetto, cedendo lo spazio alla Bolivia.

La riapertura del padiglione russo ha provocato tensioni anche nel governo italiano. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha scelto di boicottare la cerimonia inaugurale, mentre il vicepremier Matteo Salvini ha difeso la “libertà dell’arte” e ha visitato personalmente lo spazio russo.

L’edizione di quest’anno si è aperta sabato in un clima segnato dalle proteste per la presenza dei padiglioni di Russia e Israele. Tra le contestazioni più visibili, quelle dei collettivi dissidenti russi Pussy Riot e Femen, che hanno manifestato contro Vladimir Putin con passamontagna, slogan politici e azioni dimostrative a seno scoperto.

La polemica ha investito anche la giuria internazionale incaricata di assegnare i principali riconoscimenti ai padiglioni nazionali. I suoi membri si sono dimessi collettivamente dopo le critiche suscitate dalla decisione di escludere dai premi i Paesi i cui leader sono attualmente accusati di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale.

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